Documentari

Parco Sommerso di Baia su Rai Uno con Gianni Milano

Sabato & Domenica Estate. (Massimiliano Ossini, Gianni Milano, Rai 1, 2009).

Il Parco Sommerso di Baia custodisce i resti dell'antica e meravigliosa città imperiale, con il Portus Julius e i resti delle ville patrizie, consegnata definitivamente alle acque del golfo flegreo di Baia e Pozzuoli in seguito alla nascita del Montenuovo nel corso del 1538. Una città sommersa in cui fu ritrovato il triclinio di Claudio e le bellissime statue di Ulisse e Baios, intenti a sfuggire al terribile Polifemo in una scena raccontata in un passo dell'Odissea. Le statue sono oggi custodite presso il Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Sabato e Domenica Estate porta a galla l'archeologia sommersa di Baia

La Rai fa tappa a Baia, nei Campi Flegrei, con la trasmissione di Rai Uno “Sabato e Domenica Estate" ed il servizio di Gianni Milano per andare alla scoperta dei fondali marini custodi del Parco sommerso di Baia, una delle tantissime bellezze dell'area flegrea. Baia, attuale frazione del Comune di Bacoli, era una città in cui gli antichi romani, patrizi, politici ed imperatori, erano soliti trascorrere lunghi periodi di ozio e vacanza per godere dell'aria salubre e delle ricche proprietà delle acque termali. Dal 29 settembre 1538, data della violenta esplosione da cui naque il Montenuovo, un'altura di 140 metri tra Arco Felice e Pozzuoli, parte della città, compreso l'antico Portus Julius e alcune delle più importanti ville, è stata completamente inghiottita dal mare.

Come visitare il Parco sommerso di Baia

Il Parco Sommerso di Baia oggi rientra nella riserva integrale A dell'Area Marina Protetta. Ha un'estensione di 119 ettari, può essere visitato attraverso le immersioni con i vari diving presenti in zona (profondità massima di 4 metri), facendo snorkelling, con delle escursioni in canoa oppure ammirando la bellezza e il fascino di questa città a bordo del Cymba, un'imbarcazione con finestre di vetro per osservare più da vicino i fondali quando l'acqua non è torbida. Oltre a mosaici, pavimenti e resti di colonne di ville imperiali, all'interno della città sommersa è stato ritrovato anche il Ninfeo Triclinio di Claudio e la statua di Ulisse e quella del suo compagno di avventure Baios con questi ultimi due che riempiono il calice con il vino da porgere al mostro Polifemo. Le statue originali sono state trasferite al Museo Archeologico dei Campi Flegrei, mentre nel parco sommerso si trovano delle copie.

Parco sommerso di Baia tra acque termali e spugne curative

Tra i resti è visibile anche un complesso termale, in detto "secca fumosa", situata a circa 13 metri di profondità nei pressi di Punta dell'Epitaffio. Il nome è dovuto alle fumarole presenti, ovvero sorgenti di acqua calda e anidride solforosa, che raggiungono vicino alla sabbia anche i 70°. Il fondale si tinge di bianco e di giallo per le incrostazioni dei composti dello zolfo e per delle particolarissime colonie di batteri, detti estremofili perchè vivono in condizioni difficili. Questi batteri, già risultati utili in passato per lo sviluppo della biologia molecolare, sembrano essere utili anche come potenziale rimedio contro la crisi energetica nel mondo con materiale biocombustibile. Tra l'altro i romani furono i primi a scoprire proprio nelle acque di Baia gli effetti benefici degli organismi marini come, ad esempio, le spugne, utili per curarsi dal gozzo tiroideo, problema molto comune nell'antica Roma.

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