Monumenti

Teatro Romano di Miseno

A Miseno l'impero romano pensò bene di allietare i marinai della Classis Praetoria Misenensis con la costruzione di luoghi di aggregazione e svago, tra cui un teatro. Il Teatro Romano di Miseno oggi risulta parzialmente nascosto dal paesaggio urbano della frazione del comune di Bacoli nonché sommerso dal fenomeno del bradisismo. È composto da tre ambulacri ma è visitabile soltanto parte di quello mediale, da cui parte un cunicolo che porta direttamente a mare.

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Teatro Romano di Miseno. (2020)

Un Teatro Romano nell'antica città di Miseno (Misenum) oggi visibile soltanto in parte. Lì dove c'era il porto che ospitava la flotta più importante dell'impero romano, la Classis Praetoria Misenensis (composta da 6000 marinai), i romani pensarono bene di arricchire la città portuale con vari luoghi di svago, tra cui anche un teatro.

Il motivo per cui nell'odierno centro urbano di Miseno, frazione del Comune di Bacoli, sia visitabile soltanto una parte di detto teatro è dovuto a due fattori: il fenomeno del bradisismo che, col passare degli anni, ha sommerso il sito archeologico, arrivando ad un paio di metri sotto il livello del mare, ed in secondo luogo all'intensa urbanizzazione che ha caratterizzato l'intera area flegrea, e quindi anche la frazione di Miseno, con annessi casi di abusivismo edilizio sfrenato, che hanno letteralmente inghiottito non solo il teatro ma anche altre pertinenze archologiche presenti nei Campi Flegrei. Ad oggi, infatti, dell'antico teatro romano misenate sono presenti alcuni resti, che però ricadono in aree di proprietà privata (pezzi di pilastro, parti dell'ambulacro superiore e dell'attico), oltre ad un unico accesso da cui parte un tratto dell'ambulacro mediano ed un cunicolo che dal teatro porta direttamente a mare. Uno scenario che non consente, ancora oggi, di decifrare ad occhio nudo la complessità della struttura per la quale si sono rese necessarie varie ricostruzioni effettuate nel corso del tempo.

Le origini

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Fig 1. Pianta d'un teatro a Miseno. Disegno di Rajola, in P.A. paoli (1768), tav. 62.

La costruzione del teatro romano di Miseno risale tra la fine del I e l'inizio del II° secolo d.C sfruttando il pendio della collina, con la cavea lungo cui si articolano tre ordini sovrapposti di ambulacri ad arcate costruiti contro il costone retrostante in tufo.

La struttura del Teatro Romano

La struttura degli ambulacri è in opera laterizia (opus latericium), talvolta intervallata da listature in opus vittatum coperta da volte a crociera, queste ultime più complesse rispetto agli altri teatri romani per evitare sensazione di eccessiva oppressione per minore ampiezza di luce nei corridoi. Dagli ambulacri dipartono una serie di corridoi orizzontali o rampe inclinate che permettevano agli spettatori di raggiungere i vari settori, tutti realizzati mediante operazioni di scavo nel costone roccioso con pareti rivestite in mattone laterizio; nell'ambulacro mediano si apre al centro una galleria perpendicolare, un cunicolo, che oggi risulta a livello del mare e che dà la falsa impressione di un accesso diretto ma che invece doveva avvenire mediante rampe o gradoni dal momento che il bradisismo ha innalzato il livello della costa flegrea.

Stato attuale e ipotisi ricostruttive

Il rilievo attuale

Di tutta la struttura originaria del teatro oggi sono praticabili 19 su 25 campate dell'emiciclo inferiore e alcuni vani che da esso si dipartono radialmente verso la cavea. I vomitoria e le rampe presenti tra l'ambulacro mediale e quello inferiore risultano parzialmente rilevate dagli scavi effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della ex-provincia di Napoli grazie ai lavori previsti dal P.O.R. Campania 2000-2006. Non essendo possibile accedere al teatro attraverso le arcate originarie, a Miseno le campate sono cieche e visibili come profonde nicchie solo dall'interno degli ambulacri. Il terzo corridoio voltato coronava superiormente, con una loggia, le gradinate della cavea, delimitando il perimetro dell'edificio che emergeva dal costone tufaceo retrostante. L'orchestra è inglobata in un'area privata ma non edificata mentre la scena del teatro, ancora rilevabile fino alla fine del XIX° secolo, risulta per sempre nascosta.

Le ricostruzioni in 3D

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Fig 2. Ricostruzione virtuale della cavea e del sistema degli accessi che si dipartono dall’ambulacro inferiore.

L'irregolarità delle superfici murarie interne al teatro romano da un lato denotano la concreta ipotesi che, col passare degli anni, siano stati sottratti dei pezzi e vandalizzate le pareti, dall'altro hanno consentito delle ricostruzioni in 3D del teatro mediante un laser scanner FARO Focus 3D che, scansionando e sovrapponendo le singole acquisizioni parziali, ha generato una nuvola di punti finalizzata alla corretta rappresentazione del monumento. Si è scoperto, ad esempio, che rispetto allo schema virtruviano di riferimento per la costruzione dei teatri dell'antica Roma in epoca augustea, il teatro di Miseno presenta degli ambulacri voltati con andamento ellittico e non circolare, probabilmente per adattarsi alla natura rocciosa del sito. Sempre attraverso questi studi di ricostruzione è stato possibile definire con precisione che la superficie reale del piano di calpestio odierno, alla quota scavata, non coincide con quella originaria del teatro, parzialmente interrata di circa 1,6 metri, come osservato dalla campata 19 (a partire dall'attuale ingresso), in prossimità della quale è stato anche riportato alla luce un breve tratto del pavimento originario. La nuvola di punti è stata inoltre utile per ricostruire il sistema degli accessi alla cavea, i percorsi interni del teatro, il corretto posizionamento dei vomitoria e delle rampe di scale nonché le dimensioni del cunicolo che porta direttamente a mare.

Il collegamento a mare

Teatro Romano di Miseno: galleria di sbocco verso il mare
Fig 3. Galleria di sbocco verso il mare.

Perpendicolare rispetto all'ambulacro mediale e perfettamente coincidente con l'asse simmetrico del teatro, il cunicolo parte dalla 13esima arcata del corridoio ed è interamente scavato nella roccia. Esso attraversa la collina fino a giungere alla parte interna del porto di Miseno, in prossimità di Punta Sarparella. Un corridoio rettilineo di circa 30 metri, largo tra i 4,3 e i 5 m. Probabilmente il cunicolo era utile per chi da Baia accedeva direttamente dal mare senza attraversare l'intero promontorio. Ma, come detto, considerando che il bradisismo ha innalzato di 6 metri circa la linea di costa flegrea rispetto alla quota di epoca romana, la galleria che oggi si trova al livello della spiaggia doveva presentare, probabilmente, delle rampe di scale all'accesso dal mare.

Altri scavi e scoperte

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Fig 4. Gli scavi hanno messo in luce l’originario calpestio interno dell’ambulacro, attualmente sottoposto alla quota del mare a causa dei fenomeni bradisismici flegrei.

Nel corso delle ultime operazioni di scavo, avvenute negli anni Duemila, all'interno del teatro furono ritrovate gran quantità di frammenti di ceramica comune e da cucina (tra cui le rinomate anfore di Miseno), risalenti al VII° secolo, che confermano l'incessante attività portuale esercitata a Miseno in quel tempo. Ma furono gli scavi effettuati in due aree ben precise, nella parte antistante l'accesso all'ambulacro mediale e lungo il margine occidentale dell'area demaniale, a far emergere nuove scoperte. Per quanto riguarda la prima zona scavata, è stato messo in luce il crollo di un enorme pilastro appartenente alla parte esterna del teatro, separato dal resto delle abitazioni private mediante un muraglione in opera reticolata alla cui sommità vi era un camminamento, una struttura utile probabilmente a dividere l'area pubblica (il teatro) da quella privata. Lungo il margine dell'attuale area demaniale, invece, emersero larghi tratti di mura appartenenti, probabilmente, ad un unico edificio che doveva essere composto da vari ambienti quadrangolari (tabernae) di quattro metri circa ciascuna che affacciavano su uno spazio aperto e basolato, forse una strada o una piazza.

Teatro Romano di Miseno: come arrivare e come visitare

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