Storie

Sono le piscinae di Lucullo quelle di Miseno?

Anche se la giornata non era particolarmente bella, un fantastico colpo d'occhio ci ha riportati al mondo delle favole, al tempo del mito e della leggenda: al tempo in cui per gli Antichi la terra era immobile. Il Monte “Odioso” si stagliava sopra di noi, in tutta la sua poderosa e impenetrabile mole a tumulo, ancora avvolta in una magnifica cappa di mistero. Se ne stava nell'ovattato silenzio del suo mito, scrutandoci di sottecchi, geloso dei suoi segreti. È qui, in questo superbo ammasso di tufo, che la divina “penna” di Publio Virgilio Marone colloca la tomba di Miseno, il virtuoso “trombettiere” figlio di Eolo dio dei venti e compagno del pius Enea, rendendolo immortale.

È bastato socchiudere gli occhi...ché la poesia epica del sommo vate ritornasse alla mente: “...E il giusto Enea su un sepolcro di mole superba fece apporre gli strumenti cari all'eroe, un remo e una tromba, sotto l'aereo promontorio, che ora da lui Miseno viene detto, e ne conserva eterno il nome nei secoli.” (Virg. Lib., VI, 235)

Escursione alle piscinae di Lucullo

escursione peschiere lucullo
Fig 1. Escursione alle peschiere di Lucullo (Amoroso, d'Urso, Nicoletti). 2020.

Il cielo era coperto da una nuvola grossa e oscura, e la temperatura dell'acqua era alquanto fredda, almeno per me (Fig 11). A piè del Monte, sulla terrazza aggettante sul mare di Tirreno, c'era un'insormontabile boscaglia, un intricato di rami bassi e arbusti cespugliosi. La fascia costiera era bardata di “occhi” ciclopici, come un tenebroso pettorale di spelonche aperte nel tufo, che si ripartiva a raggiera, unendo la terraferma in un ideale abbraccio al mare. Sulla spiaggia c’erano antichi resti di ambienti in opera vittata, listata e reticolata con ammorsature in tufelli, alcune dei quali recavano traccia di rivestimento in signino.

La struttura

Peschiere di Lucullo: cisterna
Fig 2. Peschiere di Lucullo: cisterna sita nell'ambiente E.

Altri ambienti, scavati nel tufo, si allineavano lungo la costa. Si trattava, indubbiamente, di vivai per l'allevamento dei pesci e di ninfei (Ambienti B, C e D), comuni a tutte le ville marittime della Terra Ardente, ma che avevano una stretta analogia con gli impianti delle ville di Ponza e Ventotene.

Poco oltre, a circa 30 m. dalla riva, avvertii un brivido di freddo trasalire dalla schiena. Alzando lo sguardo, a ca. m. 4 sul livello marino, in alto a sinistra di una voluta, era evidente una povera tomba a cappuccina relativa al III - IV sec. d. C. Il misero sepolcro a inumazione (Ambiente E ed F: lung. m. 1,30 ca.; alt. cm 40; larg. cm 40 ca..) era stato realizzato nella roccia di tufo, foderandolo di muretti laterali formati da mattoni (embrici) di forma rettangolare, con copertura ancora in embrici a formare un tetto a doppio spiovente.

Prestando molta attenzione a dove mettere i piedi, dopo aver attraversato quasi in immersione un breve “corridoio”, davanti ai nostri occhi apparve una magnifica cisterna dalle dimensioni imponenti (Fig 21) (Ambiente E ed F: cisterna: lung. m. 15 ca.; alt. m. 4,5 ca.; larg. m. 4-5 ca.). Questa, nota agli indigeni col nome di “Casa delle mattonelle”, mostrava tracce di pavimentazione in opus sectile, con copertura voltata in roccia naturale, da cui si apriva un portello quadrangolare. La parete di fondo sud-occidentale mostrava una scrostatura dell’intonaco, evidenziando un paramento in opera quasi reticolata databile fine II inizi I secolo a.C. Alcuni di questi ambienti ipogei erano collegati da canali per il ricambio dell'acqua mentre altri, con nicchie nel fondo, erano ninfei.

Storia e ipotesi

A chi apparteneva questa Villa Marittima? E, soprattutto, come si presentava l'area del Monte Miseno in età imperiale? A giudicare dalla localizzazione di numerosi resti di edifici sparsi sull'altura del “Monte Odioso”, sembrerebbe che in questa zona dovesse esserci più di qualche proprietario di ville d'ozio.

Infatti, numerosi resti di edifici, quali: muri di terrazzamento, cisterne, basamenti, ambienti spesso inglobati in costruzioni moderne, cunicoli ubicati in diversi punti e a varie quote, piscinae in litora constructa, confermano e localizzano la presenza di diverse ville patrizie sul Miseno, talune, come pare, di notevole estensione.

Immaginiamo che, a giudicare dall'estensione dei resti, questa doveva essere una delle ville patrizie che ingemmava il disegno scenografico del Monte “degli eroi dalle lunghe chiome”, con elementi marmorei preziosi e ricercati, giardini, statue, fontane e scenografici giochi d'acqua. Probabilmente la parte residenziale della villa, munita di ambienti di rappresentanza, si articolava secondo una caratteristica pianta a peristilio e digradava dolcemente verso il mare di Tirreno.

ritratto tiberio claudio nerone
Fig 3. Ritratto di Tiberio Claudio Nerone. Museo archeologico nazionale di Venezia.

L'imponente costruzione a terrazzamento doveva essere dotata di una grande cisterna (la Dragonara?) che, alimentata da uno dei rami secondari del Fontis Augustei Aquaeductus (Aqua Augusta), riforniva il complesso munito di pars maritima, dotata di ambienti termali, ninfei e peschiere. Sul lato sud-occidentale della costa, in perfetta simmetria con la Piscina “Dragonara”, dovevano trovarsi diverse conserve d'acqua, distribuite a varie quote, alcune ancora ben conservate e altre crollate. Anche se l'opus signinum ed i cordoli alla base delle mura sopravvissute, non lasciano spazi a dubbi sulla loro antica funzione di cisternae.

Di questa villa si dice che sia stata l'ultimo rifugio dell'imperatore Tiberio Claudio Nerone (Fig 3), prima che esalasse l'ultimo respiro e che lasciasse il trono di Roma nelle mani del folle nipote Caius Julius Caesar Germanicus, tristemente noto come Caligola (così chiamato per i calzari militari - caligae - che soleva indossare fin da piccolo).

La storia di questi luoghi narra che, dalla fine del II a tutto il I secolo a.C., lungo la costa e sulle balze del Monte Miseno sorsero imponenti e sontuose ville. Residenze dalle caratteristiche militari, come quella del triunviro Marco Antonio o di “villeggiatura”, come quella di Cornelia, figlia di Scipione l'Africano e madre dei Gracchi. Quest’ultima fu comprata da Caio Mario e successivamente da Lucullo, per la ragguardevole cifra d’oltre dieci milioni di sesterzi.

Proprietà del console Lucullo

busto lucio licinio lucullo
Fig 4. L. Licinio Lucullo. Busto, marmo, I sec. a.C. Sankt-Peterburg, Hermitage Museum.

Lucio Licinio Lucullo (Fig 4) fu console nel 74 a.C. e nel 63 ebbe un trionfo per i meriti acquisiti nella campagna d’Asia. Ricordato da Tacito per le sue immense ricchezze e per la fastosità dei suoi banchetti, finì la sua esistenza ritirandosi dalla vita politica e militare, vivendo nel lusso e nella raffinatezza delle sue meravigliose ville. Lucullo fu anche uno dei primi a dotare le ville campane di piscinae (o peschiere di Lucullo) per la coltivazione di diverse specie di pesci. Per meglio alimentare d’acqua marina le peschiere della sua villa napoletana, egli tagliò una montagna e aprì un canale che si congiungeva al mare. Dopo la sua morte, i pesci di quel vivaio furono venduti per 4.000.000 di sesterzi. In seguito alla scomparsa di Lucullo, i beni immobili di questo generale, ricordato dai posteri solo per il gusto e lo sfarzo che riuscì a dare alla sua vita, furono integratati nel demanio imperiale.

Ultima residenza dell'imperatore Tiberio Claudio?

Nella villa di Miseno, dotata di un complesso impianto intricato e intrigante di peschiere e ninfei che si prolungano nel mare, vi trovò la morte, come ricorda Tacito, un potentissimo imperatore che amava vivere lontano dalla caotica capitale: Tiberio Claudio.

"...(Tiberio) si fece trasportare da una residenza all'altra, e finalmente volle stabilirsi sul promontorio di Miseno, in una villa che un tempo appartenne a Lucio Lucullo".

Ma era davvero questa la villa in cui visse la sua ultima “ruit hora” l'imperatore Tiberio Claudio?

Della villa, il favolista latino Gaio Giulio Fedro (fiorito tra la fine del I sec. a.C. e la prima metà del I sec. d.C.) scrisse: “…Quae monte summo posita Luculli manu prospectat Siculum et prospicit Tuscum mare…”“ Posta sull’alto del colle dalla mano di Lucullo, affacciata da un lato sulla Sicilia e dall’altro sul mare Tirreno".

Dalle indicazioni di Fedro sembrerebbe di no. L'unico punto di riscontro con il passo del liberto di Ottaviano Augusto si trova nella parte alta del Monte, precisamente nell’antica caldera del vulcano di capo Miseno.

Alla fine di questa splendida escursione, anche se non v'è certezza sul nome del legittimo proprietario della villa e delle piscinae (o peschiere di Lucullo) in litore constructa, di una cosa siamo più che consapevoli: queste antiche strutture sono magiche e meritano il rispetto della conoscenza.

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